E' un dolce amaro prelibato che solo a Spilamberto si può assaporare. Conosciuti nella migliore
tradizione gastronomica sin dal secolo XVII, questi amaretti sono dolci a lunga conservazione,
morbidi, delicati e lievitati.
La loro tradizione si perde nei secoli passati ed è particolarmente di vecchia data, poiché si
sa che esisteva da molto tempo nei paesi vicini questo detto: Te et vè bain a impilar gli
amaratt a Spilambert (tu vai bene a impilare gli amaretti a Spilamberto), detto in senso
denigratorio a chi faceva malamente e malvolentieri il proprio lavoro.
"Da non confondersi con gli amaretti di Modena o l'amaretto duro che sa solo di liquirizia"
così dicono le massaie spilambertesi depositarie della ricetta che, come quella del Balsamico e
del Nocino, si tramanda di madre in figlia.
Si consiglia di consumarli preferibilmente a fine pasto con qualche goccia di aceto balsamico tradizionale.
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