


Decapitare i capitoni servendosi di una affilata mannaia, eviscerarli,
ma non spellarli e suddividerli in pezzi di circa 6 cm. di lunghezza,
scartando testa e coda; porre i pezzi in un colapaste e sciacquarli
abbondantemente sotto un getto d'acqua fredda, fino a quando non abbiano
ceduto ogni reperto ematico.
Versare in una padella
vecchia (dopo l’uso conviene buttarla) di ferro nero i due bicchieri di olio
per friggere e portarlo a temperatura; frattanto infarinare ben bene i pezzi di
capitone lavati, ma non asciugati e friggerli lentamente, rivoltandoli spesso,
affinché risultino ben cotti anche internamente; adagiarli su carta
assorbente da cucina, spolverizzarli di sale fino o doppio e servirli in tavola
caldi di fornello con un contorno di insalata di rinforzo; in alternativa dopo
averli fritti, si possono sistemare i pezzi ancora caldi in una pirofila,
spolverizzarli di sale fino o doppio ad libitum, irrorali con tutto l’aceto e
spezzettarvi 2 foglie d’alloro,conservare questo carpione in luogo areato ed
asciutto e servire in tavola nel giorno successivo alla preparazione (quando
il capitone risulterà freddo e ben impregnato di aceto) accompagnato dal
solito contorno di insalata di rinforzo.
Ricetta: www.vesuvioweb.com
Foto: www.flickr.com
Il menù della vigilia di Natale delle tavole campane e in altre zone del sud, prevede l'immancabile presenza del capitone fritto.
Il capitone non è altro che la l'esemplare femmina dell'anguilla europea.